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Stanislao SADLOVESKY

ven 29/03/24 18:30 - 19:30

Presentazione del progetto musicale di Stanislao Sadlovesky e Alessandro Lazzarin. Presenta Anada Francesconi. Formazione Stanislao Sadlovesky: Massimo Cavasin (Treviso), Alessandro Lazzarin (Bassano del Grappa). Autori e compositori di testi e musica: Massimo Cavasin, Alessandro Lazzarin

Dichiarazione d’intenti della band sull’album: "E’ la sfrontatezza di rilasciare percorsi che siano al di là di tutto, senza tempo e senza luogo, fuori controllo. Non mi piacciono le cose belle, mi piacciono le cose che stupiscono, direbbe il saggio. Spontaneamente l’ambient(e) che ci circonda è diventato ambient punk. E’ artigianato elettronico dalla A alla Z, tutto fatto in casa. Assenza di punteggiatura come flusso di coscienza. Un esercizio a corpo libero. Cosa è importante e cosa è inutile? Cosa è apparentemente importante e cosaè apparentemente inutile? Nei particolari, nel minuscolo, forse si racchiudono i mondi. O forse è tutto uninganno"

Concept Album: E’ l’uscita da un’anestesia totale, da un coma farmacologico, da una sedazione. E’ un trascorso post-operatorio, post-traumatico. E’ coscienza smarrita, non persa. Tra le ciglia e le pupille rimangono dei residui di ricordi, inafferrabili. E’ galleggiare nel Mar Morto. Eterna conversazione con sé stessi. È Verbo e Percezione. Un teatro anatomico mentale, sfiorato dalle interferenze del mondo. Una risonante solitudine dechirichiana. Riaffiorano pensieri sconnessi o semplicemente non esternabili. Odissee post-industriali e notti bianche apocalittiche. Nulla sarà più come prima. È sinfonia metafisica, una seduta di psicagogia. E’ il demiurgo delle stanze dell'inconscio. La voce che arriva da un Altrove soggiornante dentro noi. E’ diegetica in differita.

Stanislao Sadlovesky è un personaggio a sé stante rispetto ai componenti effettivi della band. E’ un soggetto misterioso, che vive di vita propria. Una voce fuori campo che sembra provenire da un Altrove. E’ un esule di cui non si hanno notizie precise. Le sue origini non sono confermate. E’ un'entità ontologica che emerge intermittente dall'oscurità, come lampi di magnesio portatori di codici semantici e lessicali altri. Non ha volto, non ha collocazione geografica o anagrafica. È la voce interiore che si colloca tra il metapensiero e il reale, un'allucinazione acustica ipnagogica. Viene da un mondo con cicli solari velocissimi e stagioni dispari, modulate su interferenti flussi di coscienza a più livelli. Domina un senso di sovvertimento di tutte le leggi semantiche e di natura. L'impressione è di conversare con il je est un autre di Rimbaud, osservando le albe di una città a due soli mentre l'asfalto suppura delle rivolte dei vivi, o dei morti che si credono vivi, in una danza macabra ematica. Il cranio viene infilato tra due elettrodi che funzionano come casse sintonizzate su due canali audio divergenti, declinando i pensieri in modi e tempi differenti. Ed ecco che poi il lessico familiare si fa sottolinguale, una sorta di filastrocca autistica, dipanata tra i denti all'inizio di un giorno già finito. Stanislao è un viaggio sonoro, visivo e sinestetico che ci lascia attoniti, stralunati, altrove, con la corteccia cerebrale avvolta nel nastro isolante. Echi sonori sembrano provenire da galassie sconosciute, forse già collassate.  Arrivano come un'onda gravitazionale in differita. E una nuova declinazione (o deviazione) di teatro distopico che spiega se stesso, ogni volta diversamente, senza necessità di esegesi, semplicemente esistendo.

Villorba
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